Copertina_Aida

Se c’e’ un disco del 2015 da comprare secondo me è questo. Non c’e’ gara; l’Aida di Pappano con Kaufmaann e la Harteros e’ una bomba dall’inizio alla fine. Pompa talmente tanto che non saprei neanche come iniziare a recensirlo.

Iniziamo con quello che è forse scontato: Jonas Kaufmann e’ il miglior tenore in circolazione. A mani basse. Non vedo nessuno che giochi attualmente nello stesso campionato. il suo Radames e’ fantastico, un mix preciso di eroismo e dramma interiore alla Ken Shiro. Non posso che quotare Elvio Giudici quando nella sua recensione su Classica scrive che :”il morendo prescritto al termine della Celeste Aida entra da oggi nella storia della vocalità”. Io avrei scritto che ho la traccia di “Celeste Aida” in loop da settimane in macchina e arrivo ogni mattina ufficio con il cazzo dritto. Probabilmente abbiamo sensibilità diverse. Kaufmann senza eguali quindi è gli possiamo perdonare le escursioni un po’ pop, tipo l’album “Nessun Dorma” uscito anch’esso quest’anno. Bel disco anche quello, per carità, ma pubblicarlo poco prima di quest’Aida lo trovo un poco bizzarro. Noi fan boy di Kaufmann non ci lamentiamo di certo pero’ ci sfuggono le trame celesti dietro questa strategia editoriale.

Detto di Radames aka Jonas Kaufmann aka tantaroba, il resto del cast e’ degno di una super produzione ed e’ a mio parere all’altezza delle aspettative. Personalmente l’Harteros mi e’ piaciuta molto, l’ho trovata molto convincente, anche se forse più unidimensionale rispetto al Kaufmann. Splendido il suo secondo atto nel complesso e il duello canoro Aida/Amneris con la Semenchuk e’ da pelle d’oca.

Tuttavia, se dovessi citare un secondo punto di forza dopo Kaufmann, allora parlerei di Antonio Pappano e dell’orchestra di Santa Cecilia. La loro interpretazione e’ a mio parere la splendida. La  L’orchestra di Santa Cecilia e la direzione di Antonio Pappano propongono un registro di esecuzione che ha la capacità di rimanere in perfetto equilibrio tra l’essere epici e “tanto”, come lo richiede l’Aida, ma al tempo stesso “innamorati” nel loro suono come lo sono i protagonisti principali dell’opera. In origine, Pappano avrebbe dovuto registrare l’Aida dal vivo; erano state previste in effetti tre rappresentazioni. Tuttavia, in accordo con la Warner, si è poi deciso di registrarla senza pubblico nel Parco della Musica di Roma (una rappresentazione e’ poi stata data a porte chiuse). Pappano ha voluto infatti un ambiente che garantisse la piena concentrazione dell’orchestra e dei cantanti, definendo la soluzione approvata dalla Warner come vero e proprio “miracolo”. Parole sue. Caro Antonio te l’appoggio, e spingo pure, perché il risultato è una registrazione molto ben calibrata e pulita che ci regala un bellissimo disco. In fondo si è sempre detto che l’Aida va prima ascoltata e poi vista; un motivo ci sarà. Senza contare che qui era tutta campagna. E’ vero pero’ che anche nel passato, le migliori registrazioni dell’Aida furono realizzate appositamente in sala.

Infine parliamo dell’album e di come si presenti nella sua confezione. La confezione e’ elegante con tre dischi che contengono l’intera opera. Il libretto e’ senza infamia e senza lode. I contenuti sono il minimo necessario e forse si poteva, o doveva, osare di più. Fatto 30 si poteva fare 31.

In conclusione, questo disco è da possedere e riascoltare a nastro, non ve ne pentirete. Personalmente sarei sorpreso se, nei prossimi mesi o nell’intero del 2016, fosse pubblicato un disco d’opera migliore di questo. Dirlo a Gennaio ci vanno i coglioni. Oppure esserlo.

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