CopertinaMozarthreesisters

Viaggiando nelle aride terre dell’Africa Orientale Italiana, ci si abitua presto ad una certa monotonia cromatica circostante: azzurro, bianco, nero, giallo, beige e marrone in tutte le cazzo di possibili sfumature. Eppure, sin dai tempi antichi il linguaggio è stato in grado di inventare a associare parole per descrivere colori che non erano presenti in natura. In viaggio tra Burao e Berbera, con lo sguardo perso su un orizzonte brullo e patologicamente piatto, pensavo per l’appunto al colore rosa: guurud o basali in Somalo. Come poterono descriverlo i primi uomini? Come crearono il significato per immaginare questo colore? Dove lo videro per la prima volta? Un mercante di perline del Mar Rosso?

Poi, ad un tratto, la macchina si fermò sul ciglio della strada e vidi una figura femminile avvicinarsi per vendere khaat al mio autista. Fu subito ovvio dove il rosa fosse presente in natura, anche e soprattutto in Somalia. Sorrisi all’autista che ricambiò offrendomi una mazzetto del suo nuovo acquisto. Il resto del viaggio fu ruminare erbaccia verde al gusto di erbaccia.

Sabine Devieilhe è la potenziale nuova stella dell’opera francese, brava, intelligente e discretamente figa, e questo malgrado nei servizi fotografici si vesta come in American Gothic di Grant Wood. Nonostante un suo approccio tardivo al canto, se paragonata ad altre soprano illustri, ha già scalato le gerarchie dei palcoscenici francesi. Sposata con Raphael Pichon (per cui, se l’avevate già tirato fuori potete pure gentilmente riporlo nell’apposito spazio), ha recentemente interpretato diversi ruoli nelle opere di Mozart, tra cui una splendida regina della notte nel flauto magico. Dopo il successo del suo precedente disco dedicato a Rameau, ci ha proposto alla fine del 2015 questo disco su Mozart e dal titolo “The Weber Sisters”, le sorelle Weber.

Costruito a tavolino su una ouverture e tre atti, il disco seleziona un insieme di brani che Mozart in qualche modo dedicò, o scrisse appositamente per le sorelle Weber. I puristi e studiosi di Mozart a questo punto di solito prendono fuoco per autocombustione spontanea. Noi, che siamo ignoranti, ce ne freghiamo e stiamo al gioco facendo finta che sia tutto giusto. Prima di ascoltare il disco però la domanda sorge spontanea: chi sono le sorelle Weber? La risposta non é dentro di noi ma su wikipedia. Figlie di Fridolin (ahahaha) Weber, da qui il cognome Weber nel caso non ci foste arrivati, le sorelle Weber furono in qualche modo tutte legate a Mozart artisticamente, e per alcune, cosa alla quale siamo sicuramente più interessati, biblicamente. Se per la maggiore delle sorelle, Josefa, il legame fu puramente artistico, con la seconda e la cadetta la storia si complica un poco. Aloysia, quella di mezzo, (ruolo che a Sasha Grey ha dato tanto in carriera), fu il primo amore di Mozart. Ahi lui, quando dichiarò il suo amore, lei lo rimbalzò allegramente per non rovinare una splendida amicizia, e successivamente sposarsi un attore di cento vetrine. Mozart la prese bene e con il pianoforte di papà Weber scrisse un brano nel quale, per celebrare quel nobile sentimento che è l’amicizia tra donna e uomo, la invitava a baciargli il culo. Letteralmente. Poi, sempre sotto il segno dell’amicizia, impalmò sua sorella cadetta, Costanze. Evidentemente andare a vedere altrove era troppo sbattone. L’amore trionfa sempre, high five per Mozart.

fotopermozarttresorelle

“Costanze ha colpito subito la mia sensibilità di artista”

Veniamo ora al disco di Sabine. Non tutte le tracce sono all’altezza del progetto narrativo che l’album vuole realizzare. L’interpretazione di Sabine è ottima e costante nella sua qualità vocale: Sabine è capace di cantare in tre lingue diverse senza sbavature (forse sulla pronuncia italiana si potrebbe lavorare ancora un po’). A mio parere, i difetti di costruzione del disco sono per lo più attribuibili alla scelta di alcuni brani, ad esempio il “Solfeggio, K.393” è abbastanza inutile, oppure ad un accompagnamento o arrangiamento orchestrale particolare, come ad esempio in “Dans un bois solitaire, K.308” che ho trovato addirittura irritante. Tuttavia, in altri brani l’accompagnamento musicale è invece di ottima fattura e abbiamo registrazioni molto belle come ad esempio “Popoli di Tessaglia …, K.316” o “Schon lacht der holde Fruhling, K.580”. Ci sono infine tracce che svettano nettamente sulle altre come “Der Holle Rache, K.620”, tratta dal flauto magico che Sabine conosce molto bene, oppure come “Vorrei spiegarvi, oh dio, K.418”. Infine, l’album si conclude con une bellissima “Mass in C minor, K.427: et incarnatus est”; ultimo brano ben riuscito per chiudere 73 minuti di piacevole ascolto. O almeno cosi pensavo perché in realtà c’è addirittura una ghost track “omaggio”. Fighissimo! Erano anni che non beccavo un disco con la ghost track. Una Ciliegina sulla torta, si tratta del brano che Mozart dedicò ad Aloysia dopo il suo rifiuto.

Quale è quindi il giudizio finale su questo disco? Nel complesso buono. Sabine non ha terminato il suo percorso di crescita come soprano ma già oggi è un ottimo interprete; tra i più promettenti sulla scena. La sua voce non sarà forse tra le più potenti in circolazione ma è molto dotata in termini di estensione e coloratura. Il disco ha alcuni limiti di cui ho accennato sopra e per i quali non posso dirvi che spacchi di brutto. Però, com’è o come non è, continuo a metterlo su per ascoltarlo, in una sorta di guilty pleasure tutto mio. Se vi piace l’Opera, questo album dedicato al threesome di Wolfgang non vi deluderà. Sotto etichetta Erato ma distribuito dalla Warner Classics.

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