jan lisiecki

Jan Lisiecki e’ tra i giovani pianisti piu’ promettenti nel panorama concertistico attuale. Dopo aver inciso due album, uno con brani di Chopin e l’altro con brani di Mozart, il pianista, di passaporto canadese e origini polacche, torna in sala di registrazione per interpretare, assieme all’orchestra di Santa Cecilia diretta da Antonio Pappano, il concerto per piano (op.54) di Schumann, . Ora io aprirei una parentesi sul fatto che in questo momento Pappano e l’orchestra di Santa Cecilia sono ovunque, tipo che Pappano si sbronza alle feste e promette album a destra e a manca per poi svegliarsi la mattina dopo e realizzare che e’ forse il caso di smettere di bere…

In questo disco, Jan Lisiecki conferma i suoi progressi verso la propria maturita’ artistica . La sua interpretazione raggiunge un filo narrativo di ampio respiro con il quale ci offre non solo piu’ un ottima tecnica ma anche idee e emozioni personali. Lo si nota, a mio avviso, in particolar modo nella prima traccia, un convincente allegro affettuoso, cosi come nello splendido intermezzo che rimane forse il brano piu riuscito di tutto il disco. Con il suo gesto tecnico, il pianista canadese non tradisce l’origine romantica del brano. Egli evita pero’ di caricarlo con inutili stereotipi sul genere: il temibile effetto Gigi D’Alessio non c’e’ e il bene vince sul male ancora una volta. Al contrario, il suo suono e’ ricco di sfumature e l’insieme dell’opera ha una sua struttura logica convincente. La direzioni di Pappano invece mi soddisfa a meta’, seppur sono due anni che interpretano assieme questo concerto dal vivo. Laddove trovo molto belli i fiati, i quali accompagnano perfettamente il solista in un approccio chambriste , gli archi a volte pompano troppo tradendo lo spirito del concerto con la loro potenza.

In sintesi e’ un disco riuscito, il cui ascolto non delude. Non penso sia l’incisione definitiva del concerto, e probabilmente neanche una di quelle da inserire in un ideale classifica. Rimane pero’ una versione da consigliare per un primo ascolto e che non sfigura di certo in una collezione personale, anzi. Detto questo, negli ultimi mesi sono uscite altre versioni del medesimo concerto ed e’ interessante compararle tra di loro. Cosi possiamo pure tirarcela facendo finta di sapere quello di cui stiamo parlando. Il che e’ ovviamente falso.

il primo disco che tiro in ballo é quello con Alexander Melnikov, pubblicato la scorsa estate sotto etichetta Harmonia Mundi. In questo caso partiamo da un approccio diverso in quanto la registrazione si colloca all’interno di una “trilogia” su Schumann voluta dal direttore d’orchestra spagnolo Heras-Casado. Si tratta di una trilogia nel segno della “historical informed performance”, cioé interpretare ed eseguire i brani il più fedelmente possibile rispetto al loro contesto storico, andando ad utilizzare  strumenti appartenenti alla stessa epoca. In questo caso infatti Melnikov ha a disposizione un piano Erald del 1837 e la differenza con il disco di Lisiecki si sente subito. Un suono meno tonante, piu soffice che si sciogle nell’accompagnamento dell’orchestra. Il talento di Melnikov, allievo di quel rompipalle di Richter, non si discute; dal canto suo l’orchestra é meno imponente rispetto a quella di Santa Cecilia. Si ottiene quindi un interpretazione dove solista e orchestra si uniscono in unica voce piuttosto che rimanere distinti e dialogare. Questo disco ha polarizzato le critiche quando e’ stato pubblicato: c’é chi lo ha premiato senza remore, come Gramophone, e chi invece, come il Guardian, lo ha tirato fuori dalla finestra. Secondo me é un disco molto bello e ben riuscito,del quale pero’ suggerisco l’ascolto prima di un eventuale acquisto. Personalmente, preferisco quello di Jan Lisiecki  pero’ se me lo regalate vi voglio bene lo stesso.

Il terzo disco che voglio citare in questo contest é forse il mio preferito dei tre. In realtà non riesco a decidermi tra questo e quello di Lisiecki; dipende veramente da come sono preso quando li ascolto. Non si tratta di una registrazione recente ma  di una riedizione del concerto di Annie Fischer sotto la direzione di Giulini al Festival di Lucerna del 1960. Il disco é stato ri-pubblicato dall’Audite nell’ottobre scorso ed é passato un po’ inosservato. Si tratta di una registrazione dal vivo e, come già la copertina lo lascia intuire, Annie Fischer ci offre un’interpretazione fragile ed appassionata allo stesso tempo. La solista, Fischer, e l’orchestra, diretta da Giulini, dialogano con timidezza, quasi con paura (in effetti la Fischer e Giulini suonarono pochissimo assieme). Ci puo stare che ai più questo scarso feeling non soddisfi all’ascolto. Tuttavia é proprio questa precarietà, questa sospensione, il dubbio continuo, se osare di piu o no, durante il concerto, che mi fa preferire questa registrazione sulle altre. Come se il romanticismo di Schumann fosse una via di mezzo tra il pudore e l’audacia repressa. Inoltre il primo movimento é stupendo e la Fisher si dimostra impressionante negli assoli.

In conclusione, l’albumo di Lisiecki ci sta tutto: ha il pregio di un’interpretazione di sicuro talento e con qualcosa da raccontare. Probabilmente inoltre é un disco che facilmente puo’ raccogliere consensi da parte di una vasta platea. Tuttavia non penso sia una versione di quelle da possedere a tutti costi e nemmeno una di quelle innovative o particolari. Per un primo ascolto di questo concerto é un ottima scelta. Per chi cerca invece una versione alternativa o originale dell’opera 54 di Schumann,  suggerisco di dare un’opportunità al disco di Melnikov. Infine, per chi cerca qualcosa dal suono meno pulito ma che trascini con sé più emozioni, allora con la Fischer non potete sbagliare.  Se li prendete tutte e tre ne deduco che non avete un cazzo da fare tutto il giorno, e vi odio.

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