Oh, doveva capitare. Prima o poi una recensione di un album inutile la dovevo fare. Solo che in realtà sono due, che faccio lascio? Mi riferisco a Water di Helene Grimaud e Kaleidoscope di Khatia Buniatishvili. Due dischi inutili, con il secondo tendente al bollito misto.

Water di Helene Grimaud é un concept album incentrato sulla tematica dell’acqua. Tipo che senza acqua la vita non é possibile, che l’acqua é simbolo di purezza e che il nostro corpo é composto d’acqua per il 98% e il restante 2% di latte alle ginocchia dopo aver sentito questa sfilza di pensieri profondi. La Grimaud seleziona e interpreta una lista di brani legati quindi a questo tema, alternandoli ad intermezzi di musica elettronica realizzati da Nitin Sawhney. Purtroppo il risultato finale é medio, se non mediocre. Di per sé le menate new age  potrebbero anche passare; in fondo abbiamo fatto finta di niente a proposito della love story tra Helene Grimaud e il lupi americani. Purtroppo non funziona l’idea di base: la tematica dell’acqua appare un semplice pretesto per una lista di brani random, scelti perché nel loro titolo c’erano le parole giuste. La resa sonora nell’album é molto asciutta, il piano ha un suono che tende al metallico e non richiama in nulla un mondo acquatico.

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“Un altro album come questo e ti do in pasto al branco”

L’interpretazione infine non é all’altezza della fama della pianista francese. Solo due brani ci permettono di intuire il suo talento: la cathedrale engloutie di Debussy e barcarolle no.5 di Fauré. Il resto dei brani é sotto la media, se non peggio, come nel caso di Almeria di Albeniz. Infine gli intermezzi elettronici di Sawhney non aggiungono nulla al disco e, per dirla tutta, sono abbastanza scadenti. In conclusione, Water é un disco sbagliato. Capita!

Anche Khatia Buniatishvili é una pianista dalla tecnica vertiginosa. Chi l’ha potuta ammirare dal vivo ne é rimasto solitamente affascinato ed entusiasta. Eppure tutto sto ben di dio stenta a trasferirsi con successo in sala di registrazione. In effetti, già i precedendi dischi della pianista di origini georgiane non sono stati risparmiati da qualche critica. Quest’ultimo lavoro, Kaleidoscope, é semplicemente brutto. Inutile girarci attorno.

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Si, lo so. Sono cattivo.

Khatia Buniatishvili ha selezionato un buon programma di brani tra Mussorgsky e Liszt ma, putroppo, la sua interpretazione schizofrenica, che alterna sensibilità e aggressività, in maniera apparentemente illogica, ne rovina l’effetto. Alcuni brani de i quadri di un’esposizione del compositore russo ad esempio si trascinano nella noia di un tempo lentissimo per poi subire accelerazioni rabbiose sul quale é leggittimo porsi la domanda: ma perché? ma cosa ti ha fatto?. Lo stesso procedimento, l’alternanza imprevedibile tra interpretazioni anestezzizate e altre sotto effetto bamba, viene ripetuto anche sui brani di Lizst, frustrando di fatto l’ascoltatore. Come detto precedentemente, nel disco si percepisce benissimo l’incredibile destrezza della pianista. Sfugge invece completamente dove sia finita la dimensione artistica e narrativa della Buniatishvili. A fine ascolto, é lecito chiedersi quanti pianoforti siano stati usati per registrare l’intera track list.

In sintesi, sia Water che Kaleidoscope sono due album che possiamo dimenticare in fretta. Dispiace il fatto che si tratti di due soliste dall’indubbia tecnica sopraffina; due Tong Po del piano, in una scala che va da tizio random che schiatta subito in Star Trek a Chuck Norris. I loro due ultimi album pero’ dimostrano come questo non sia sufficiente. Inolte ci stanno pure due coppette sulla nuca alle rispettive case discografiche che in sede “editoriale” potevano curare di piu la produzione artistica dei due album. Se per la Grimaud questo disco puo’ essere considerato un incidente di percorso, per la Buniatishvili esso rappresenta un rischio maggiore per una carriera che non ha ancora superato il passaggio da promessa a pianista affermata.

No. A sto giro niente video.

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