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Recensione

Helene Grimaud (Water) e Khatia Buniatishvili (Kaleidoscope)

Oh, doveva capitare. Prima o poi una recensione di un album inutile la dovevo fare. Solo che in realtà sono due, che faccio lascio? Mi riferisco a Water di Helene Grimaud e Kaleidoscope di Khatia Buniatishvili. Due dischi inutili, con il secondo tendente al bollito misto.

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Jan Lisiecki: Schumann

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Jan Lisiecki e’ tra i giovani pianisti piu’ promettenti nel panorama concertistico attuale. Dopo aver inciso due album, uno con brani di Chopin e l’altro con brani di Mozart, il pianista, di passaporto canadese e origini polacche, torna in sala di registrazione per interpretare, assieme all’orchestra di Santa Cecilia diretta da Antonio Pappano, il concerto per piano (op.54) di Schumann, . Ora io aprirei una parentesi sul fatto che in questo momento Pappano e l’orchestra di Santa Cecilia sono ovunque, tipo che Pappano si sbronza alle feste e promette album a destra e a manca per poi svegliarsi la mattina dopo e realizzare che e’ forse il caso di smettere di bere…

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Beatrice Rana: Prokofiev; Tchaikovsky

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Non possiamo cogliere l’esistenza di oggetti, fenomeni e avvenimenti che ci circondano solamente con il semplice scrutare di un punto fisso all’orizzonte o di un luogo statico. Al contrario, sono le mutazioni, il movimento, che ci consegnano le chiavi della conoscenza. Non scopriamo pianeti lontani anni luce dal nostro universo perché ne riusciamo a scorgere fugacemente la sagoma all’interno d’un telescopio. Lo facciamo invece grazie alle traiettorie deformate dei corpi celesti che ruotano e vagano nel nulla dell’universo. E’ il movimento da un punto A ad un punto B che ci svela le meccaniche invisibili che altrimenti non coglieremmo mai.

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Mozart: The Weber Sisters; Sabine Devieilhe, Raphael Pichon; Erato

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Viaggiando nelle aride terre dell’Africa Orientale Italiana, ci si abitua presto ad una certa monotonia cromatica circostante: azzurro, bianco, nero, giallo, beige e marrone in tutte le cazzo di possibili sfumature. Eppure, sin dai tempi antichi il linguaggio è stato in grado di inventare a associare parole per descrivere colori che non erano presenti in natura. In viaggio tra Burao e Berbera, con lo sguardo perso su un orizzonte brullo e patologicamente piatto, pensavo per l’appunto al colore rosa: guurud o basali in Somalo. Come poterono descriverlo i primi uomini? Come crearono il significato per immaginare questo colore? Dove lo videro per la prima volta? Un mercante di perline del Mar Rosso? Continue reading “Mozart: The Weber Sisters; Sabine Devieilhe, Raphael Pichon; Erato”

Aida, Pappano e l’orchestra di Santa Cecilia, Harteros, Kaufmann, edizioni Warner Classics

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Se c’e’ un disco del 2015 da comprare secondo me è questo. Non c’e’ gara; l’Aida di Pappano con Kaufmaann e la Harteros e’ una bomba dall’inizio alla fine. Pompa talmente tanto che non saprei neanche come iniziare a recensirlo.

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I migliori dischi del 2015

La democrazia e’ sopravvalutata. Se nella classifica di Billboard per le vendite di musica classica, nelle prime dieci posizioni ci sono tre, e dico tre, dischi di Andrea Bocelli, allora come possiamo sperare che un qualsiasi sistema democratico non sia votato all’autodistruzione? Che si tratti di democrazia partecipativa o diretta, non vedo come tale sistema politico possa garantirci una giustizia sociale se il voto di uno che compra “Cinema” di Bocelli vale quanto il mio. Si, in questi anni stiamo vivendo uno scontro di civiltà. Ma e’ civilta’ occidentale contro civilta’ dei Lemmings. E vincono i Lemmings . A mani basse.  Continue reading “I migliori dischi del 2015”

Teatro alla Moda, Gli Incogniti & Amandine Beyer

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Fu nell’intervallo tra il quarto e quinto atto che iniziai a realizzare che in realtà il mio rosicare era mal riposto. Non erano i vicini hipster che ridevano a caso dopo una battuta del coro a darmi fastidio. Cioè, si, mi davano fastidio e il mio sogno era che una botola si aprisse sotto di loro facendoli sprofondare in un pozzo di merda. Ma la vera fonte del mio rosicare andava cercata nella scarsa performance teatrale della Royal Shakespeare Company. Un Enrico V abbastanza deludente, attori dal carisma latitante e il monologo di San Crispino irrimediabilmente sputtanato. Scusate il termine tecnico. Nel promettermi di meglio indirizzare le mie maledizioni, mi ricordai di come il rosicamento a teatro non fosse un vezzo del nostro secolo ma un arte antica e raffinata.  Continue reading “Teatro alla Moda, Gli Incogniti & Amandine Beyer”

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